Funzioni orali nel primo anno di vita: il ruolo della logopedista
Ci sono momenti formativi che non aggiungono solo informazioni, ma rimettono in ordine il senso del nostro lavoro.
Il corso sulla bocca del bambinə nel primo anno di vita che si è svolto a Biella a fine Gennaio è stato uno di questi.
Tre giorni di formazione intensa, ricchi di contenuti e di cui ho apprezzato la scelta di costruire una formazione aperta a tutte le figure che si occupano del neonatə: pediatri, infermierə pediatricə, ostetricə, fisioterapistə e logopedistə.
L’obiettivo era la condivisione di un sapere comune perché ciò che possiamo fare nel primo anno di vita ha ricadute potentissime sul successivo sviluppo (te ne parlerò bene nei prossimi articoli).
E non solo, è stata posta al centro una questione a cui io tengo tantissimo.
Ciò che mi ha spinto a iniziare a pubblicare contenuti online: abbiamo il dovere di condividere con i genitori le cose che sappiamo.
Condividere, non insegnare.
I segnali che ci manda un bambinə devono diventare per noi l'argomento di condivisione con il genitore, che per formazione, certi segnali non li può cogliere, motivo per cui si affida ad un professionista.
L’interdisciplinarietà
Un professionista però, da solə, vede solo il suo ambito di competenza.
E’ normale sentirsi confusi, come genitori quando veniamo inviati da un professionista ad un altrə. Al corso ne abbiamo discusso.
E la domanda centrale rimane sempre “di cosa bisogno questə bambinə, questa famiglia adesso?”.
Moltissime situazioni (direi quasi nessuna) non possono essere risolte da un solo professionista. Con un neonato è fondamentale il confronto tra:
pediatra;
ostetricə/l’IBCLC;
fisioterapista;
infermierə pediatricə;
logopedista.
Ma servono progetti condivisi. Per vedere insieme il/la bambinə. Per dare una risposta integrata. Per non lasciare soli i genitori in percorsi frammentati o poco chiari.
Un sapere comune per orientare bene
Nella prima parte del corso si è lavorato per costruire un linguaggio comune, per sapere riconoscere, indirizzare e condividere meglio.
Il primo anno di vita è una finestra straordinaria:
il sistema è plastico;
le funzioni si stanno organizzando;
piccoli cambiamenti producono grandi effetti.
Ma soprattutto perché, ripeto, nessun professionista, da solo, è sufficiente.
Ecco perchè interdisciplinarità non è una parola bella da dire nei convegni, ma un modo migliore di lavorare e a cui aspirare.
Interdisciplinarietà significa:
confrontarsi davvero sui casi;
costruire osservazioni condivise;
rispettare le competenze reciproche.
Una riflessione personale
Il mio pensiero va alla pratica clinica, quello che succede quotidianamente.
È profondamente comprensibile che molti genitori si sentano confusi. Arrivano con una domanda e si trovano a ricevere più invii e dover fare altre visite: il/la pediatra, poi il/la consulente dell’allattamento, poi il/la logopedista, magari il/la fisioterapista.
Nella maggior parte dei casi in luoghi diversi, in giorni o settimane diverse.
Quando si loro di fare “un passaggio in più”, di attendere un’altra valutazione, di confrontarsi con un altrə professionista, stiamo chiedendo tempo, energie, organizzazione emotiva e pratica. È giusto riconoscerlo.
Per il professionista questi passaggi sono necessari per comprendere davvero il bisogno del bambino e della sua famiglia e impostare un trattamento efficace.
Io credo che come professionistə abbiamo il compito di costruire collaborazioni reali, che permettano, quanto più possibile di avere:
momenti di valutazione condivisa;
confronti rapidi e orientati agli obiettivi;
indicazioni coerenti tra le diverse figure.
Perché la rete sia una presa in carico più semplice, leggibile ed efficace per chi si affida a noi. È la direzione in cui vorrei andare. Non è facile, non sempre è subito realizzabile, ma è il modo più rispettoso e competente di lavorare quando ci occupiamo di un neonatə e della sua famiglia.
Questa prima parte è stata uno sguardo sul valore del linguaggio comune e sulla necessità di una rete che si prende cura, nella prossima entreremo nel cuore delle giornate successive del corso sulla bocca del neonatə di Biella.
Parleremo dell’importanza della bocca nel primo anno di vita: di come si organizzano le funzioni, del perché accade così presto ed è così determinante, e di quanto la prevenzione, in questa fase, possa davvero cambiare le traiettorie di sviluppo.

