Hai messo l’apparecchio tre volte e i denti si sono spostati di nuovo? 

Dopo anni di trattamenti ortodontici, può essere utile non guardare soltanto la posizione dei denti, ma anche come lingua, respirazione, masticazione e deglutizione contribuiscono al funzionamento della bocca.

Nel mio ultimo articolo ti ho raccontato di un neonatǝ che fa fatica durante la poppata.

Una situazione in cui, magari, l'attacco è stato controllato più volte, la posizione è stata corretta, la mamma ha ricevuto tutte le indicazioni necessarie,ma qualcosa continua a non funzionare.

Siamo partiti da questo punto: quando un aspetto non funziona come ci aspettiamo, non basta limitarci ad osservare solo quell’aspetto.

Nel neonatǝ, per capire una poppata, possiamo avere bisogno di osservare anche come si organizza il corpo, come tiene la testa, se ci sono preferenze posturali, tensioni, asimmetrie e come tutto questo si integra con la suzione, la deglutizione e la respirazione. Te l’ho spiegato qui.

E anche nell'adultǝ il principio è esattamente lo stesso.

Solo che, invece di una poppata che non funziona come dovrebbe, potremmo trovarci davanti a una persona che respira con la bocca, stringe i denti, mastica sempre da un lato, o per la seconda o terza volta i denti gli si sono spostati, nonostante abbia già fatto diversi tentativi per risolverlo.

Ecco perchè fermarci solo a risolvere il singolo sintomo spesso non è la strada giusta, e il problema può ripresentatrsi, anche in forme lievemente diverse.

E per spiegarti meglio cosa intendo, voglio raccontarti una storia.

Quello che vedo e che può esserti capitato

Ti racconto la storia che accomuna la maggior parte degli adultǝ che arrivano da me in consulenza o in valutazione in studio. 

Immagina di essere un ragazzo di trent’anni. Da bambino ti ammalavi spesso, facevi fatica a respirare dal naso e alla fine avevi dovuto affrontare un intervento di adenoidi e tonsille. Poi, alle elementari, hai messo il primo apparecchio ortodontico perchè c'era bisogno di allargare il palato e creare più spazio per i denti definitivi.

Fatto questo, era arrivato un secondo apparecchio, questa volta per allineare i denti e rendere il sorriso più regolare. Dopo mesi, forse anni, di trattamento finalmente i tuoi denti si erano raddrizzati, mamma e papà erano contenti. Dovevi solo portarne un altro di notte perchè serviva per mantenere il risultato. All'inizio lo avevi portato abbastanza regolarmente, poi avevi iniziato a dimenticarlo qualche sera, poi qualche settimana, fino a quando, semplicemente, avevi smesso di usarlo.

Fino all'adolescenza. Perché a un certo punto avevi iniziato a notare che i denti sembravano nuovamente un po' più in avanti. Magari all'inizio era stata soltanto una tua impressione, poi avevi cominciato a farci caso nelle fotografie, quando sorridevi davanti allo specchio, quando parlavi con qualcuno. E forse era arrivato anche qualche commento, magari apparentemente innocente, ma abbastanza per farti sentire a disagio.

Così avevi iniziato a sorridere meno, oppure a sorridere cercando di non mostrare troppo i denti, perché in qualche modo ti vergognavi del tuo sorriso.

Alla fine avevi chiesto ai tuoi genitori di poter tornare dal dentista.

Loro avevano acconsentito e avevi ricominciato un altro trattamento. Un altro anno, più o meno, di apparecchio e poi, ancora una volta, i denti erano tornati nella posizione che desideravi.

Poi sono arrivati i trent'anni

Nel frattempo sei cresciuto, hai iniziato a lavorare, hai costruito la tua vita e di nuovo,  un giorno, ti sei riguardato allo specchio e hai fatto caso di nuovo a quei denti che ervano tornati un po’ in avanti. Non una situazione drammatica, ma insomma, di nuovo sentivi quella sensazione di disagio: “Non mi piace il mio sorriso.”

Questa volta, però, non hai nessuna voglia di rimettere un apparecchio tradizionale. Sei adulto, hai altri impegni, non ti va di affrontare nuovamente un trattamento che abbia un impatto così evidente sulla tua quotidianità. Allo stesso tempo, però, la disponibilità economica ce l’hai e hai scoperto che esistono delle mascherine trasparenti, molto più discrete dal punto di vista estetico.

Così pensi che forse questa volta puoi farlo.

Prenoti la visita, racconti la tua storia e ti aspetti che, come le altre volte, si parli semplicemente di come spostare nuovamente quei denti. Questa volta però il/la professionista che ti sta visitando inizia ad unire i puntini e si domanda come mai queste recidive ai trattamenti precedenti.

Allora ti dice che, prima di iniziare il trattamento con le mascherine, sarebbe utile fare una valutazione logopedica perché forse durante la deglutizione la lingua tende a spingere in avanti.

Ed è proprio qui che entra in gioco la valutazione logopedica.

Non solo i denti: osserviamo anche la funzione

Quando parliamo di bocca, infatti, è facile concentrarsi su ciò che vediamo più facilmente. I denti sono visibili, possiamo osservare se sono allineati, se sono affollati, se sono più avanti o più indietro e possiamo confrontare una situazione prima e dopo un trattamento.

Creano un impatto estetico.

Le funzioni sono meno immediate da vedere: respirare, masticare, deglutire, parlare sono azioni che compi continuamente e spesso senza rendertene conto. E, mentre le fai, lingua, labbra, mandibola e muscoli del distretto oro-facciale devono coordinarsi continuamente.

Per questo, quando arrivi da me con una storia come quella che ti ho appena raccontato mi interessa capire come utilizzi la bocca.

Come respiri, come si posizionano labbra e lingua quando sei a riposo, come si muove la lingua, come funziona la mandibola, come mastichi, come deglutisci, e se per fare tutti questi movimenti hai dovuto usare dei compensi, cioè delle alterazioni dei movmenti per riuscire a farli nononstante le alterazioni funzionali e di forma. 

Attenzione, questo non significa, che se hai una lingua che spinge in avanti allora quella sia necessariamente la causa per cui i tuoi denti si sono spostati. Sarebbe troppo semplice e non sarebbe corretto dirlo. Ecco perchè serve fare valutazione. Bisogna anche capire perchè quella lingua si sta muovedo in quel modo. 

Valutare tutto non significa trattare tutto

Forse questa è una delle cose che mi interessa maggiormente chiarire quando parlo di valutazione integrata.

Guardare più aspetti non significa pensare che ci sia sempre qualcosa da correggere e non significa che tu debba necessariamente fare un percorso lungo, pieno di esercizi.

Valutare più aspetti serve proprio a capire che cosa non ha bisogno di essere trattato.

Posso osservare una funzione che funziona bene e che non richiede alcun intervento. Posso trovare un aspetto che merita di essere approfondito. Posso capire che una difficoltà è effettivamente di competenza logopedica oppure che, prima di lavorare su quella funzione, è necessario che intervenga un altro professionista.

La valutazione serve a fare ordine, A mettere insieme le informazioni, A capire quali sono i pezzi importanti e quali, invece, possiamo lasciare dove sono.

E soprattutto serve a capire da dove ha senso partire.


Che cosa significa, concretamente, fare una valutazione?

Non esiste una valutazione uguale per tuttǝ, perché il punto di partenza è sempre la persona e il motivo per cui arrivi da me.

Se vieni da me perché hai una difficoltà nella deglutizione, alcune cose saranno particolarmente importanti da osservare. Se il problema riguarda la respirazione o la masticazione, l'osservazione si orienterà in parte diversamente.

In generale, però, posso osservare la modalità respiratoria, la postura di labbra e lingua a riposo, la mobilità della lingua e della mandibola, il tono e la coordinazione dei movimenti oro-facciali, la masticazione, la deglutizione e, quando è pertinente, l'articolazione verbale.

Ma soprattutto cerco di mettere in relazione queste informazioni, perché una valutazione sta nel capire come funzionano insieme le diverse componenti e se esiste un collegamento significativo con la difficoltà che stai vivendo.

A volte non ti serve l'ennesimo esercizio

Forse, dopo anni di apparecchi, visite, controlli e tentativi, l'ultima cosa di cui hai bisogno è qualcuno che ti dia semplicemente un altro esercizio da aggiungere alla tua giornata.

Forse quello che ti serve prima è qualcuno che si fermi a guardare la situazione nel suo insieme, per capire che cosa sta funzionando bene, che cosa invece può essere migliorato, quali elementi sono collegati tra loro e quali richiedono eventualmente il coinvolgimento di un altro professionista.

Per questo, se senti che qualcosa nel modo in cui respiri, mastichi, deglutisci o utilizzi la bocca non ti convince, non è necessario arrivare a una valutazione sapendo già quale sia il problema.

Puoi partire semplicemente dalla tua esperienza e da lì possiamo capire insieme se è più indicata una consulenza online, una valutazione in studio oppure se è necessario orientarti verso un altro professionista.

Il mio lavoro, la parte più trasversale e completa, consiste nel mettere insieme le informazioni prima di impostare un trattamento. Altrimenti si rischia di fare le cose a metà o metterci molto tempo per raggiungere gli obiettivi. 

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