Terapia miofunzionale: da dove si parte e come si costruisce un percorso efficace - Parte 1

Ieri si è celebrava la Giornata Mondiale della Motricità Oro‑Facciale, ed è stata l’occasione per diffondere una cultura della prevenzione e della presa in carico logopedica in ambito di Squilibrio Muscolare Orofacciale.

Anche SMOF Italia, l’associazione di riferimento in questo ambito ha condiviso una locandina dedicata a questo tema, che trovi qui sotto e che riassume in modo chiaro il cuore del nostro lavoro, la terapia miofunzionale:
Il messaggio che ha voluto condividere è che non esistono esercizi standard validi per tutti, esistono persone da comprendere.

Quando si parla di terapia miofunzionale si pensa spesso a una serie di esercizi per la lingua o per la deglutizione.
In realtà, il percorso è molto più ampio e strutturato.

La terapia miofunzionale lavora sulle funzioni orali – respirazione, masticazione, deglutizione, articolazione – considerando sempre la persona nel suo insieme.

Perché non esistono bocche isolate dal resto del corpo, né funzioni che si possano modificare senza comprenderne le cause.

Ma cos’è la terapia miofunzionale?

Per non sovraccaricare la lettura, ho preferito dividere questo articolo in due parti: oggi ti parlerò di tutto ciò che avviene prima di iniziare la terapia vera e propia, dei passaggi fondamentali se non si vuole fare terapie lunghissime o prive di efficacia. Nel prossimo articolo entrerò nel vivo di ciò che succede in terapia.

Si inizia con l’anamnesi

Ogni percorso di terapia miofunzionale inizia con un’anamnesi approfondita.
Raccogliere informazioni sulla storia della persona – medica, funzionale, posturale, respiratoria, alimentare – è clinicamente indispensabile.

Se ci si limita a osservare solo il “problema evidente”, si rischia di:

  • non cogliere fattori che influenzano i risultati della terapia;

  • lavorare su un effetto senza intervenire sulle cause;

  • proporre esercizi non adatti o poco efficaci nel tempo.

L’individuo va considerato nella sua globalità, perché siamo strettamente interconnessi.
Di questo avevo già parlato in un articolo precedente: lo trovi qui.


La valutazione miofunzionale: osservare, misurare, collegare

Dopo l’anamnesi si passa alla valutazione vera e propria, utilizzando protocolli specifici e osservazioni strutturate.

Valutazione muscolare

Si osservano i muscoli del viso e della bocca per capire:

  • come si muovono;

  • se il paziente riesce a controllarli volontariamente;

  • se sono presenti difficoltà di coordinazione;

  • se manca forza o resistenza;

  • se compaiono tremori, asimmetrie o compensi.

Valutazione strutturale

Si valutano le strutture della bocca:

  • frenuli

  • denti

  • arcate

  • spazio orale disponibile

I muscoli e le funzioni si svolgono su queste strutture (forma), se ci sono alterazioni allora sarà normale/prevedibile trovare certi tipi di alterazione nel modo di muoversi, deglutire, masticare, respirare….


Valutazione delle funzioni orali

Deglutizione

La deglutizione viene osservata in modo funzionale:

  • facendo bere acqua;

  • proponendo cibi di consistenza diversa (yogurt, mela, pane…).

Questo permette di capire come avviene.

Masticazione

Durante la masticazione si osserva:

  • se avviene su un solo lato;

  • se ci sono movimenti associati di testa, collo o spalle;

  • se il ritmo è adeguato;

  • se il bolo viene gestito in modo efficace.

Respirazione

Si valuta la respirazione nasale per capire:

  • se l’aria passa in modo omogeneo tra le due narici;

  • se prevale la respirazione orale;

  • se ci sono segni di difficoltà funzionale.

Articolazione dei suoni

Quando indicato, si osserva anche l’articolazione, cioè il modo in cui la lingua permette di pronunciare i suoni e capire se eventuali difficoltà fonetiche sono collegate a un’alterazione miofunzionale.


Le collaborazioni

Una volta integrate tutte le informazioni, si valuta se è opportuno rimandare l’inizio della terapia per approfondimenti con altrə professionistə:

  • visita otorinolaringoiatrica;

  • valutazione ortodontica;

  • valutazione fisioterapica o posturale.

Iniziare la terapia senza aver chiarito questi aspetti può compromettere l’efficacia del percorso.
La collaborazione interdisciplinare non è un “di più”, ma parte integrante di una presa in carico responsabile.

Questi sono i passaggi preliminari e fondamentali perché una terapia abbia davvero successo. Fare trattamenti copia - incolla, preprogrammati, uguali per tutti non porta al successo della terapia. Quando i pazienti ricevono le informazioni giuste e obiettivi costruiti su misura, riescono a mantenere motivazione e continuità nel percorso, perché vedono senso, direzione e risultati possibili per loro.


Nel prossimo articolo entreremo nel vivo della terapia miofunzionale:
cosa succede durante le sedute, come vengono scelti gli esercizi e come si misura il cambiamento nel tempo.


Alla prossima,

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