A che età si può iniziare la logopedia?
Questa è una delle domande che mi viene rivolta più spesso in consulenza (e anche alle cene tra amici :D).
La logopedia si inizia quando c’è un bisogno.
Anche prestissimo.
Suzione, crescita e prevenzione: cosa devono sapere i genitori
La bocca non la usiamo solo per parlare e il/la logopedista, come abbiamo già visto in questo articolo, si occupa di muscoli, apprendimento e funzioni orali.
E sai qual’è la prima delle funzioni orali, che già all’interno del grembo materno viene avviata?
La suzione.
La suzione è un’azione istintiva e coordinata, fondamentale per il neonato per nutrirsi (suzione nutritiva) e trovare conforto (suzione non nutritiva, es. pollice, ciuccio). E’ un movimento che coinvolge bocca, lingua e muscoli facciali per creare un movimento ritmico che estrae latte o fornisce calma.
E la scienza oggi è chiara, la suzione – sia nutritiva che non nutritiva – guida la crescita craniofacciale.
In particolare, la suzione:
regola il ritmo tra respiro e deglutizione;
stabilizza la postura;
stimola l’organizzazione del sistema nervoso;
modella la struttura del volto;
supporta la relazione con il caregiver.
Le evidenze sono solide:
l’allattamento al seno, soprattutto se prolungato, ha un ruolo protettivo strutturale.
Protegge la crescita, il respiro, la funzione orale. Lo dicono studi che seguono i bambinə per anni (anche se la nostra società non ha ancora accolto pienamente questo dato).
Quindi perché il logopedista così presto?
Tutto ruota intorno a 3 concetti molto semplici.
A 20 settimane gestazionali (ancora nell’utero materno), la maggior parte dei neuroni è formata. Mancano però le connessioni (quelle che si costruiscono con funzioni, movimenti, percezioni).
2. Ed ecco qui uno dei miei principi preferiti della neuroplasticità: o lo usi o lo perdi. Che significa: ciò che stimolo si consolida, ciò che non utilizzo si perde (apoptosi).
Per questo le prime esperienze – suzione, contatto, co-regolazione, respiro, relazione – non sono “dettagli”. Sono mattoni neurali, sono tutti quegli stimoli giusti, al momento giusto che permettono di costrutire le connessioni necessarie al fine di sviluppare una funzione.
3. E quando un bambino ha una fragilità, piccola o grande, intervenire presto significa proteggere il suo neurosviluppo.
Non anticipiamo tappe: le accompagniamo ed evitiamo che si perda il “momento giusto”.
E se si arriva più tardi?
Quando un bambino arriva dopo i 3 anni con difficoltà importanti di alimentazione o funzione orale, alcune finestre del neurosviluppo sono chiuse.
Questo non significa “non si può fare nulla”: significa che i nostri obiettivi dovranno essere trasparenti, realistici su ciò che si potrà ottenere da quel momento in avanti.
Ecco che la riabilitazione diventa un equilibrio tra:
ottimizzare tutto ciò che è ancora modificabile;
cercare compensi funzionali quando necessario, senza creare false speranze né scoraggiamenti inutili.
Il bambin* dovrà essere accompagnat* ad esprimere ciò che può, nel modo più libero possibile.
Perché intervenire presto è un atto di cura
La logopedia in questo senso si pone l’obiettivo di essere ponte tra ciò che il bambin* ha già dentro e ciò che può diventare.
Quando ci chiediamo “è troppo presto per iniziare?”, spesso la domanda giusta è un’altra:
il/la miə bambinə ha bisogno che qualcuno si prenda cura di questa funzione adesso?
Se la risposta è sì, allora il momento è già arrivato.

